Riportiamo di seguito l’approfondimento “L’Opinione” del magazine Food. L’intervista a Nicola Mastromartino.
“Le parole della rinascita”, quelle dell’AD di Moderna 2020
Lo stato di emergenza conseguente alla pandemia causata dal Covid-19 ha evidenziato la centralità del nostro settore agroalimentare. Tutta la filiera ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza, resistendo alla crisi e contribuendo in maniera significativa al rilancio e alla ripresa necessari per il Paese. La pandemia oggi impone di pensare contemporaneamente a interventi di brevissimo periodo per mantenere le aziende in vita e al medio-lungo periodo. Come? Programmando un miglioramento complessivo della sostenibilità e della capacità produttiva del sistema.

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Ma quali sono le priorità e le misure da intraprendere? In senso lato, favorire gli investimenti pubblici e quelli per le infrastrutture, e spingere sullo sviluppo digitale e sostenibile del Paese. Certo, ancora persistono disparità territoriali regionali, specialmente nel campo degli investimenti innovativi. Ma oggi più che mai questa è un’impellente necessità. Nello specifico, per garantire crescita e competitività al settore agroalimentare bisogna puntare sulla biodiversità, sulla qualità dei prodotti alimentari, sul patrimonio forestale, sul suolo. Tutte risorse che rappresentano i punti di forza del nostro panorama agricolo e che al contempo necessitano di essere tutelati e valorizzati. Occorre poi concentrarci su alcuni obiettivi essenziali volti ad aumentare la base di conoscenze e favorire l’innovazione nel settore.
L’agricoltura sostenibile è una scelta obbligata
Ma andiamo con ordine. Credo fermamente che il nostro Paese possa permettersi un solo tipo di agricoltura: quella sostenibile; intendendo per sostenibilità non solo quella ambientale, ma anche quella economica e sociale, capace di garantire la vitalità economica degli agricoltori e delle comunità rurali, e di soddisfare le attese dei cittadini. Le scelte di politica agricola, alimentare e forestale devono quindi essere integrate tra loro, per interpretare in chiave innovativa, ecologica e inclusiva le principali necessità di sostegno che la transizione ecologica richiede. E alle istituzioni spetta anche il compito di favorire l’organizzazione delle filiere investendo sulla protezione dei redditi degli imprenditori agricoli e sull’integrazione dei settori. Ciò verso un’economia realmente circolare che potenzi in tal modo la competitività del sistema in funzione della sostenibilità.

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La competizione si vince con la qualità
La qualità delle produzioni agroalimentari poi rappresenta, a mio avviso, uno dei fondamentali tasselli attraverso cui poter costruire un sistema agricolo competitivo, forte nelle sue funzioni di presidio territoriale e, nel contempo, fattore di crescita economica e sociale. Non dimentichiamo che la qualità rappresenta un tratto distintivo del patrimonio agroalimentare italiano, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo per le sue specifiche peculiarità. Basti pensare che l’Italia ha, nell’ambito delle produzioni tutelate, una consolidata posizione di leadership e di prestigio con più di 290 prodotti Dop e Igp (e oltre 500 vini Docg, Doc, Igt veri e propri ambasciatori del Made in Italy nel mondo).
L’impegno della distribuzione moderna
Ma va detto che in questa stessa prospettiva si muove anche la distribuzione moderna: essa si è assunta concretamente l’impegno di assicurare una produzione agricola sicura e sostenibile a beneficio di agricoltori, rivenditori e consumatori in tutto il mondo. Con un’intesa sottoscritta nel 2020, già peraltro adottata da molte delle principali imprese dell’agroalimentare, le aziende della distribuzione moderna si sono infatti impegnate a richiedere ai fornitori agricoli e alle aziende partner della marca del distributore l’iscrizione alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità; oppure ad accettare, per i propri fornitori, la certificazione secondo il modulo Grasp di GlobalGap. E tutto ciò con lo scopo dichiarato di contrastare il caporalato e di sostenere i diritti dei lavoratori in agricoltura.